La Pace Incivile – Intro

Questa dovrebbe essere una prefazione ma si dice che andrebbe scritta dopo l’opera. Io l’opera non l’ho ancora terminata e a essere onesti non sono nemmeno a metà dell’opera, nonostante abbia cominciato a scrivere pensieri e a redarre scalette e promemoria. Quindi scrivere la prefazione sarebbe decisamente fuori luogo nonostante l’origine etimologica della parola. Ho pensato quindi di scrivere una prefazione ‘pre’ e poi eventualmente creare una prefazione ‘post’, affinché sia io che la canonicità dell’opera si sia a posto.
Ho pensato a lungo al titolo, è tanto che ci penso quando per me ‘tanto’ è un lasso di tempo che varia tra i cinque e i vent’anni. Ecco, si, è veramente tanto che ci penso. Ho l’esigenza di descrivere ciò che vedo dell’epoca e del contesto in cui vivo, in cui viviamo. Un’epoca di proclami senza senso, di frasi contraddittorie e altisonanti, di spacconate mediatiche, di reality. È l’epoca dei social network, dove tutti possono dire tutto, proprio tutto e di tutto e di più. Basta fare un giro in rete e si trovano vegani, terrapiattisti, ufologi, santoni di energie quantiche e imbonitori di Dio o, addirittura, di Satana. Ci sono gli amanti degli acronimi per indicare categorie di appartenenza ( i no TAV, i free VAX, i CEO ) e modi di dire ( AKA, LOL, FAQ, MILF, TVB, WTF, XXX, OT ), divenuti talmente d’uso comune da ‘invadere’ letteralmente altri campi comunicativi ( giornalismo, spettacolo, politica ). Finalmente tutti hanno realmente dirittto di parola e tutti possono dire la propria, sconfinando spesso nell’insulto o nella minaccia, dimentichi di ciò che avevano già capito gli antichi romani: scripta manent, verba volant ( che tradotto sarebbe pressappoco “Mo so’ cazzi: te querelo!” ). Trovando molto divertente questa corsa sfrenata allo stupore e amando giocare con le parole una definizione molto in uso da un secolo a questa parte ma decisamente cacofonica mi colpisce: Guerra Civile.
Si, lo so che in questo caso per “civile” si intende “inerente ai civili, ai non militari” e che nel caso di “Guerra Civile” si intende un conflitto totale all’interno di una stessa nazione, combattuto tra cittadini dello stesso luogo, eppure mi è inevitale sentire fastidio, un enorme fastidio, nell’associare la parola ‘guerra’ a ‘civile’, laddove per civile si intende soprattutto ciò che è relativo alla conoscenza e comprensione e accettazione delle ‘cose del mondo’ e al rispetto delle altre persone, di tutte le altre persone. Detto questo non può dunque esistere una Guerra Civile, è una contraddizione in termini. Certo, c’è un’altra definizione molto in voga per ora ed è ‘Forza di Pace’ ( brrr ) che riguarda contingenti dell’esercito inviati in varie parti del mondo atti all’ ‘Esportazione della Democrazia’ ( brrr all’ennesima potenza ) ma ‘Guerra Civile’ è davvero un pugno allo stomaco. Da qui l’inevitabile ‘Pace Incivile’, grammaticalmente l’esatto contrario di ‘Guerra Civile’ ma inequivocabilmente molto più calzante alla situazione sociale attuale.
Viviamo in quest’epoca e stiamo assistendo a uno sdoganamento ulteriore di ciarlatani che cavalcano quest’onda, questo tsunami falsamente liberatorio, in cui i politicastri ( l’unica entità politica realmente esistente in Italia da decenni a questa parte ) blaterano proclami ridondanti che altro non sono se non pastura.
Vivono per e sui social ed elencano tutte le apocalissi possibili immaginabili col solo fine di far vivere chi li ascolta in uno stato di perenne paura e ansia. Dirottano ad arte l’attenzione dei più, tirando l’acqua al proprio mulino. I politici da sempre si dividono tra chi tira verso il centrodestra solleticando i pruriti totalitaristici di nostalgici ignoranti e chi tira verso il centrosinistra  solleticando i pruriti buonisti di chi fa del senso di colpa il proprio motivo d’essere e le uniche vere vittime siamo noi, Popolo, che osserviamo queste individui urlanti e inconcludenti, carichi di odio e frustrazione, che sono e forgiano le generazioni future, figlie di una pace incivile.

Non rimane altro che resistere, col pensiero lucido, senza lasciarci andare alla rabbia e all’intolleranza. In quest’epoca non ci rimane altro che questo.

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